Una domenica qualsiasi, qui nel Draghistan. Chi ancora è schiavizzato dal lavoro può rifiatare, gli altri hanno modo, forse, di riflettere. Un tempo, di domenica, quando io ero giovane e il mondo meno caotico, erano aperti solo bar e pasticcerie, e qualche chiosco che vendeva fiori. La domenica era totalmente dedita al riposo e alle faccende domestiche. Tempi passati. ora il commercio ha divorato ogni spazio: si vive per consumare e quindi si lavora per vivere e consumare.
Su cosa ci aspetta dopo la vita è tutto un dibattito. C'è pure chi sostiene che la vita sulla Terra sia un periodo di pausa dalla vera vita che si vive nei mondi sottili. Potrebbe essere. Ma il rischio di un altro Draghistan pure lì è molto elevato, secondo me.
Io ho lavorato per una vita qui per poi guadagnarmi una seconda parte di vita meno drammatica. Mi ricordo anni passati a regolare la sveglia secondo i ritmi propri del mio posto di lavoro, che era poi un grande ufficio con annesso archivio.
La domenica potevo almeno dormire, che gran conquista.
Questa seconda parte di vita, più libera, me la sono guadagnata con il lavoro ma certamente con il risparmio. Una vera arte, accantonare una somma da uno stipendio da fame, tipico del Draghistan.
Oggi attendo che i miei contributi diventino pensione, sempre da fame, certo. Ci sono abituato. Evito però di andarmi a prostrare davanti le urne elettorali per gratificare chi mi guarda dall'alto di un vitalizio di militanza politica. Colpa anche nostra: ci lamentiamo che tutto va di male in peggio, poi andiamo a votare quelli che ci hanno ridotti sul lastrico.
Ragazzi, chiudono edicole, librerie, supermercati. Secondo voi, l'economia come va?
I dignitari del Draghistan vivono come se niente fosse anche se è vero che si tratta di semplici amministratori. Chi comanda è ben altra gente. Talvolta mi si chiede di definire il rimedio per questo male. Se esiste, secondo me, è andarsene da questo posto chiamato Dragihstan, ex Italia. Ma non per gente anziana come me.
Esiste anche il rischio di beccare un posto peggiore. Io ho comunque scelto di trovarmi una tana adatta a me e alla mia famiglia, e qui sopravvivo. Anche di domenica.
Fuori, la gente benedetta dalle siringhe salvifiche di stato continua a lamentare di tutto e qualcuno muore. Io non posso aiutarli. Dovrebbero formare un'associazione di mutuo soccorso.
Questi sono pensieri da domenica nel Draghistan, abbiate pazienza. Stanotte ho sognato i sogni miei, poi mi sono svegliato e sono andato a spulciare le nuove proposte sul blog che raggiungete cliccando sul banner qui sotto. Devo leggermi l'ultimo romanzo giallo postato qualche giorno fa. Tutto gratuito e senza pubblicità. Il merito è di uno scrittore romano che non ha editori. Anche questo tipico del Draghistan.
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