Caro Francesco, volevo salutarti. Tu non mi conosci ma io sono cresciuto, magari non invecchiato, con le tue canzoni. E con le canzoni di una o due generazioni di cantautori che hanno cantato e suonato la libertà e la voglia di cambiare e molti dimenticandosene dopo.
Poi, molti di voi sono cambiati davvero, dimenticando chi li aveva portati al successo e inchinandosi al sistema, una brutta bestia che divora e ingoia tutti.
Il Draghistan si è avvalso di una finta opposizione e di una reale maggioranza per malgovernare sempre e così continua a fare.
I personaggi che cantano, recitano, scrivono in pubblico e fanno tutto il resto sono troppo spesso selezionati dallo stesso sistema.
E devono ubbidire alla sua logica.
Molti si sono accorti della realtà proprio durante il periodo peggiore dei periodi contemporanei.
Quando il corpo è stato oggetto da parte di conquista dalle siringhe statali, allora molti hanno gettato la maschera, diventando ferventi vaccinisti e dimenticando chi non voleva farsi bucare.
Perchè il corpo è un tempio e non può essere oggetto di scambio nè di imposizione, mai.
E allora, molti si dimenticarono dei temi di tante canzoni che comunque restano. E oggi restano a ricordarci chi ha tradito e chi no. Chi ha errato e chi no.
Non si può essere libertari con la siringa di altri, tutto qui.
Pace a te e a tutti quelli che hanno sbagliato e magari già pagato. Le siringhe non perdonano. Noi, però, siamo altra cosa. E, ricordatevelo, voi che restate: non ci piegherete mai.








