giovedì 15 ottobre 2026

A che punto è il gioco



 Come vedete, ho rarefatto le nuove recensioni, a parte quei titoli non trascurabili e a volte ce ne sono. Sono indubbiamente legato più la passato, come quei vecchi che continuano ad ascoltar le musiche tipiche della propria gioventù e che ai giovani sembrano così obsolete e dal sapore antico.

Videogiocar sta diventando troppo costoso e io so che questo, il Draghistan, è il paese dove si fa la fila per l'ultimo modello di smartphone anche se e quando si è poveri e non si ha nulla da mangiare.


il mondo gira per conto suo, non guarda le nostre storie individuali con la sufficiente con concentrazione e nemmeno con il normale rispetto che si dovrebbe a vite singole e dignitose.

Noi siamo una nullità nei confronti del mondo e lo sappiamo: ci passerà sopra e quindi oltre molto presto.

Nel frattempo, ci illudiamo di essere importanti e di fare qualcosa degna d'importante, come scrivere un blog che leggono in pochi, forse troppi.


Il problema è che senza queste cose tutto sommato marginali, non andremmo da nessuna parte in questo lunghissimo rimestare di cose inutili, come il gioco.

Ma senza gioco sarebbe peggio ecco perchè parlarne, in ogni modo possibile.  Per il resto, vedo che da sempre c'è gente che si pensa addosso, che si parla e si canta addosso, che si gioca addosso.  C'è persino tutta la sessualità del mondo nei film porno, in quell'immaginare eterno di corpi vogliosi e bagnati dove, nella realtà, ci si estingue perchè anche il sesso è diventato immagine e non sostanza.


Io lo so bene che mentre sto giocando c'è chi sta giocando con me , la mia storia e il mio blog. Lo so bene ma non m'importa un fico secco. Siamo del resto i fruitori di una sostanza che non ci appartiene, come il territorio che abitiamo, lo spazio che occupiamo e il cibo che consumiamo. Vi ho sempre detto che il mio, primo e forse unico gioco sia il survival horror che si gioca vivendo nel Draghistan, qui, in una delle peggiori e comunque più belle località del Draghistan stesso dove vivo e mi muovo ogni giorno. In fondo, il gioco di un altro.


Abbiamo un'altra scelta? No di certo o non sarei qui a pigiare tasti per scrivere memorie su un diario elettronico. Lo faccio per dialogare con chi non vedo e chi non conosco. E non cerco neppure di farlo sembrare una faccenda normale perchè non lo è di certo. Tutta questa digitalizzazione elettronica che ci stanno imponendo fa comodo a lor signori e nutre la loro insensata ma continua voglia di controllo. 

Infatti, scrivo grazie alla loro piattaforma che potrebbero togliermi in qualunque momento. E se fosse sempre stato così, l'Odissea non esisterebbe come tutte le opere antiche e neppure i graffiiti nelle gallerie antiidluviane. Quelli erano uomini liberi, io non lo sono mentre scrivo queste parole e lo so benissimo.


Nel frattempo, gioco, perchè come ampiamente dimostrato, è meglio giocare che fare sul serio. Questo ho imparato mentre sto invecchiando inesorabilmente e se non altro, so che deve bastarmi.

Essendo questo un diario è normale che io parli delle mie memorie e delle mie scoperte. Altrimenti, vi conviene andare sul sito di vecchie riviste che non hanno più la forza di esistere solo in edicola. La verità è che sono quasi stufo di andar a chiedere al m io amico di farmi vedere l 'ultimo gioco uscito perchè solo lui può permettersi un computer da duemila euro che funziona con giochi che costano come un mese della mia spesa nel supermercato vicino casa.

 


Giocare forse non conta niente ma costa molto, ormai e lo sappiamo. Questa è la sua forza e quindi la nostra conseguente debolezza ecco perchè parlo di videogame, in fondo. Potessi averli tutti, non ne parlerei e andrei oltre. Mi dedicherei a farfalle o francobolli. O continuerei a correr dietro a gonnelle e reggipetti inarrivabili, come facevo da giovane. Un altro gioco, in fondo., è sempre possibile.


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