Lo so che fa caldo e siete già oppressi da tutto quel che accade nel Draghistan di qui e fuori di qui. Ma scrivo, quindi comunico, quindi ho dei doveri. Sto rallentando le mie escursioni sui vecchi giochi e sulle trame che i giovani soprattutto non conoscono, ma devo fermarmi perchè intorno a me si moltiplicano malattie e lutti. Persone che conosco, gente che conosco meno, si stanno ammalando anche gravemente.
Allora, mi devo ripetere, purtroppo e non sapete quanto mi costa. Io qui scherzo e gioco fintanto che la vita me lo permetterà, ma siamo tutti nel Draghistan, siamo tutti immersi in questo posto denso di terrore e nequizie, nè più nè meno della seconda dimensione di Silent Hill, quando il mondo diventa oscuro e anche i manichini cominciano ad avere istinti fortemente omicidi.
Anche questo modo di concepire un gioco dipende dalle sensazioni che provengono dal nostro inconscio che qualcuno sostiene abbia tutte le risposte alle domande.
Ora, intorno a me la gente sta male e soffre. Io non so da cosa dipende ma ho parecchi sospetti. Sapete che che decisero che eravamo troppi, secondo lor signori, quindi potete fare i collegamenti da voi.
Detto questo, quando si è in mezzo alla tempesta non si ragiona sulla natura del mare ma solo su un pezzo di legno a cui aggrapparsi. Fate quel che dovete fare e pensate sempre al peggio. Ora vi dico quale sia il peggio che io ho visto: la gente che arriva alla fine e urla come un ossesso. L'ho visto e sentito con i miei occhi e con le orecchie.E non si dimentica.
Questa trappolona nella quale siamo caduti a volte lesina pure ciò che attutisce i dolori. Con tutte le scuse del mondo. Lo dovete sapere prima.
Quindi, ragazzi, la parola d'ordine è: antidolorifico e quindi morfina. Ricordate cosa sia il Draghistan. Pensateci prima, perchè alla fine dei giorni c'è questa esigenza. Devo dirvelo perchè anche se mi leggete in venti, c'è forse qualcuno che sta già male. Qualunque cosa pensiate del Draghistan, quando ci si viene e quando si parte, si urla e si piange dal dolore. Pensateci prima.
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