domenica 8 marzo 2020

RESIDENT EVIL 3 REMAKE Gameplay Demo... Jill è tornata e gli zombie pure!



Resident Evil 3: Nemesis fu uno dei capitoli più entusiasmanti della serie Resident Evil. Capcom lo sviluppò e pubblicò nel 1999. Girava su Playstation, Dreamcast, Nintendo e ovviamente i migliori pc equipaggiati con Windows dell'epoca. Io lo giocai, perdendoci notti intere. In breve, la trama vedeva il giocatore immerso in una vicenda che riguardava un periodo tra il giorno prima e il giorno dopo i fatti di Resident Evil 2. Ambientato nel 1998, vedeva una città invasa da zombie famelici. Con Jill Valentine che lottava come una leonessa affamata. 

Ma ora, lustratevi gli occhi con questo video in anteprima. Sta per uscire un remake da brivido! PlayStation 4, Xbox One e PC tra ormai meno di un mese, il 3 aprile, potranno far girare questo splendore!
Raccoon City sarà più grande della precedente versione e sarà molto più esplorabile. Come vedete, potrete muovere la vostra Jill Valentine quasi a piacimento. E ci saranno altre, gustosissime novità.

Sono quasi emozionato come quando rividi una ragazza che avevo amato sette anni prima. Prendemmo una consumazione al bar, parlammo molto e ci salutammo, forse per sempre.

Guardate il video e mi capirete. Se siete stati mai in una situazione come la mia. La situazione che rivivrà la cara Jill, non ve la consiglio proprio... 

A presto rivederci su questo blog appena inizio il gioco.


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martedì 3 marzo 2020

Lettera da Marsala

Ho già parlato in altro post delle mie passioni collaterali (ai videogiochi). Mi piacciono gialli e thriller e la musica. Certa musica.

Per i gialli, amo particolarmente alcuni scrittori, qualcuno poco celebre o addirittura sconosciuto; altri molto celebri. Per quelli più noti, ho sempre apprezzato i gialli di Harry Carmichael (ormai non più tra noi) e per i più moderni, e viventi, uno scrittore romano che ormai pubblica solo su Amazon: Marco Caruso. 

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Anni fa, lo conobbi, in una libreria romana, per la raccolta di racconti dal titolo La Notte Comune. Presi quel libro, bianco con una piccola illustrazione al centro, appena sotto il titolo, perché cercavo l'ultimo romanzo di Carlos Castaneda, anche lui ormai defunto da pochi mesi. I libri erano posati su un tavolo tondo, in un lato della libreria, uno accanto all'altro. Lo scrittore più noto della New Age, e un giovane scrittore praticamente sconosciuto, uno accanto all'altro. Il tramonto e l'alba. Nella mia libreria ci sono ora tutti i libri di Castaneda e tutti i libri di Caruso. E i gialli di Harry Carmichael.

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Non so perché sono libri per me importanti, mi parlano esattamente di quel che voglio leggere. 

E la colonna sonora? Presto detto: Guccini, Vecchioni, De Andrè, Battisti (il Periodo Bianco che coincide con la collaborazione di Panella). Poi, David Bowie, The Sound e Depeche Mode su tutti.


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Questa è la mia vita collaterale intorno ai videogiochi, l'altra mia passione. In fondo che potrei fare se non parlarvi di me stesso? Questo è un diario pubblico... 

E vi ho appena confidato quel che la mia vita contiene. Tutto qui.

venerdì 28 febbraio 2020

Hunt: Showdown. Cara, mi sono dimenticato l'insetticida...

Sparatutto  di Crytek arriva in versione finale su PS4 e Xbox One, a sei mesi di distanza dall'uscita su PC. Stavolta siamo un pistolero del 1800 che si riduce a cacciare mostriciattoli. Stufi di armi mega moderne, alabarde spaziali e simili, ecco che la casa tedesca ci fa impersonare un tizio che manovra pistoloni e carabine con i quali bucherellare zombacci e altre creature maledette. 

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Adatto ai patiti del multiplayer (fino a 12 giocatori) si può ovviamente giocare anche da soli, affrontando una caccia alla taglia di un gigante, un macellai oo un ragno mostruoso. Insomma, non ci si annoia. Certo, l'insetticida anti mostroni sarebbe il benvenuto nell'arsenale del nostro cacciatore di taglie, ma che volete farci, a volta l'industria chimica non risponde alle necessità dei pistoleri. E comunque i mostri non saranno i nostri soli nemici: ci sono anche gli altri cacciatori a renderci la vita difficile.

Iniziamo a notare subito una grafica da urlo. Il che non è male. Poi andiamo a caccia di indizi che ci porteranno al covo dell'orrore di turno da abbattere. La scena è in soggettiva e impugnate da subito le vostre armi ottocentesche che comunque fanno male, non preoccupatevi troppo. A proposito, potrete usufruire di una specie di nebbia bluastra che mostra la direzione giusta. Mentre affrontate la prima missione e fate fuori allegri zombie, attenzione perché vi sparano addosso gli altri cacciatori.

Insomma, avrete di che rammaricarvi, durante questo gioco. Gli errori si pagano cari. A prima vista sembra profondo e difficile. Presto vi fornirò una recensione più approfondita. E intanto, procuratemi altre munizioni che diamine!!!

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giovedì 27 febbraio 2020

Coronavirus, show di Sgarbi alla Camera: meglio di un videogame.



Sgarbi è un grande. Non c'è nulla da fare. Non solo perché racconta l'arte come pochi, ma anche perché si è accompagnato con alcune della donne più belle che io abbia conosciuto (per modo di dire, purtroppo). Stavolta ha osato urlare quel che ci sussurriamo tutti: ma dov'è questa epidemia? Mah...

martedì 25 febbraio 2020

Dawn of Fear: fa paura più del coronavirus!!!

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Mi avete provocato con sto piffero di virus? Ora vi servo io. Qui abbiamo terrore puro, altro che un'influenza!!!

Dawn of Fear, roba per PS4,  è la rinascita del terrore marcato Resident Evil. Intendiamoci, la ditta è lo studio indipendente Brok3nsite, e comunque questa anteprima che ho giocato mi ricorda terribilmente il già citato R.E. e persino i primi Silent Hill (ragazzi, per chi non lo sa, era roba da sbloccare la stipsi più accanita... ci capiamo...).

E infatti, era da un po 'che non vedevano roba simile. Anche per certi bug, ehm...Da Febbraio, pochi giorni che io sappia, circola questo survival horror, dove dovremo esplorare una dimora direi leggermente inquietante che contiene morti viventi, mostri e demoni in grande compagnia. non meravigliamoci perché mi risulta che esista ancora gente che si riunisce con gli amici per evocare fantasmi. Ai miei tempi, ci riunivamo con le amiche per fare... beh, ne parliamo un'altra volta.

Il titolo non è per ora tradotto quindi ce lo pippiamo in inglese. Poco male. Persino il mio frullatore ad immersione non presenta, tra venticinque lingue diverse nella documentazione, l'italiano. E non mi venite a dire che un tempo dominavamo il mondo perché, allora, si parlava in latino, con una spruzzatina di greco nei salotti alla moda. L'italiano, come lingua, non va, E non fate battute di tipo sessuale. Ce ne faremo una ragione.


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Eccoci qui, piombati dunque in casa della nostra matrigna, che ha pensato di suicidarsi e quindi ci tocca sistemare le mille rogne burocratiche susseguenti e persino seppellirne il povero cadavere. Il problema aggiuntivo risiede nella passione per le scienze negromantiche che la cara signora coltivava...

La grafica è a pupazzi, non pensate a film interattivi, quindi. Ma voi sapete che la paura è un sentimento e non una questione di vista perfetta in alta definizione? Lo sapete che la paura è un sussurro nel buio? E se lo sapete, dovete seguire questa recensione e giocare il titolo. Pesante, comunque: in pratica scaricati 5 gigattoli nella mia macchina.

Insomma, vi trovate a muovere il personaggio nella grandissima magione come nei vecchi giochi, bella la sensazione di primo acchitto (lo so che molti non la definiscono una locuzione corretta, ma qui non siamo sul sito della Treccani, ok?) è davvero piacevole. Dovrete comunque leggere molto e appunto in inglese e prendere oggetti interessanti.
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Avvertenza: per salvare i progressi di gioco avrete tre candele che incontrerete in determinate stanze. Sembra una scorrettezza degli sviluppatori, lo so, ma questo è quanto.

Comunque nei primi momenti ci troveremo a gironzolare per la casetta neppure troppo macabra. Visitiamo corridoi (alcune porta sono chiuse e servono chiavi speciali) e quindi guardiamo bene ovunque. Non vi dico dove, come e perché, il primo spavento arriva veramente inaspettato. E a voi non resterà che darvela a gambe; e' solo l'inizio delle delizie di questa maledetta magione... 

Il gioco ve lo raccomando, gente. Lo sapete che sull'horror non mi piace scherzare. Ne riparliamo quando l'avrò finito, e credo che tutto questo avverrà molto presto. Avvertenza: ci vuole mooolta pazienza per giocarlo, ok?


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lunedì 24 febbraio 2020

Che culo, ho avuto un'influenza (senza corona) e non sono di Wuhan

Meno male che ho avuto un'influenza qualsiasi. come potete leggere dai post precedenti, me la sono cavata con una leggerissima febbre, molta costipazione, tosse e mal di testa. Quindici giorni di malessere, ma senza coronavirus. O, se pure lo avessi avuto, non me ne sono accorto. 

Insomma, sono sopravvissuto all'influenza. A dire la verità, mi è capitato almeno sessanta volte, in vita mia, che io ricordi. Avendo cin... ehm, avendo superato da un po' i quarant'anni, una media di una influenza e mezza all'anno me la sono fatta. Ed essendo personcina robusta (anche troppo per colpa esclusiva di tagliatelle e spaghetti) e tutto sommato di salute discreta, me la sono sempre cavata. 

Stavolta, avendola contratta prima di tutto il bailamme che sto leggendo e vedendo in televisione, devo dire che me la sono cavata alla grande. Ricordo allarmi analoghi per l'Aviaria (non mangio pollo, quindi stika). Ricordo la fifa collettiva per la SARS. Poi ci hanno terrorizzato con il morbillo anche se io lo avevo già fatto da bambino (due giorni di penombra nella mia stanzetta e qualche macchiolina addosso). Ora questo dannato coronavirus. 

Devo dire la verità: non ci capisco molto e soprattutto non mi pare peggio di una qualunque influenza stagionale. Ma io parlo così perché non sono cinese e perché me la sono già passata. Non so se fossi nato e vissuto a Wuhan. Pensate che il riso mi piace ma fino a un certo punto. Gli spaghetti di riso si scuociono che è grave veramente, altro che corona. E ci metti pure sto cacchio di virus. Ma io sono un tipo ottimista. E allora vi parlo di Wuhan nel suo lato migliore.


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Ridente metropoli della Cina centro-orientale, sorge sulla confluenza del Fiume Azzurro e del Fiume Han. L'area metropolitana è composta da tre parti principali e conta sei milioni e mezzo di abitanti (per la Cina non è un granché). E' una città ricca di punti d'interesse, come il maestoso ponte  Changjiang Daqiao e la Pagoda della Gru Gialla oltre a altissimi grattacieli (il maggiore è alto 472 metri, come andare in collina...). 


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Rinomata la cucina locale. A Wuhan si mangia presso l'Han Cafè, il Crane Palace, o il Zen5es.
Una ricetta tipica? Facendo parte dello Hubei, la gastronomia locale proviene dal periodo dei Regni Combattenti (453 a.C- 221 a.C.) e utilizza principalmente cottura al vapore, la cottura a fuoco lento e la stufatura. A Wuhan vanno alla grande le zuppe e le tagliatelle (credo di riso). I carnivori divorano pesce al vapore, tortino di pesce al vapore, brodi di pesce, anatra arrosto. I vegetariani come me, non lo so. 

Le donne di Wuhan non sono affatto male a quel che vedo su internet. Per gli uomini, chiedete a qualcun altro. Tutto questo, prima dell'epidemia, del contagio e del virus coronato. Vedremo cosa e quanto resterà della simpatica città cinese. Io faccio il tifo per loro. 

E vi raccomando di non ghettizzare o perseguitare i cinesi che vedete qui. La Cina è enorme, è come un continente. Se sta faccenda fosse mortale come dicono, si conterebbero già migliaia di morti solo nella zona dello Hubei. Probabilmente, è sempre questione di sfiga. Se ti prendi l'influenza con la corona, e sei sano, te la cavi. Altrimenti... Staremo a vedere. 
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